Sono ormai molto numerosi gli studi sul tema dell’adozione, che hanno, di volta in volta, messo l’accento sugli aspetti affettivi riguardanti figli e genitori, ma che hanno preso in considerazione , sia pure meno frequentemente, anche tutti gli aspetti giuridici , sociali e culturali, che ad essa risultano collegati.

Indubbiamente l’adozione costituisce un passaggio delicato ed a rischio e può essere considerato come un processo o un percorso che prevede un graduale aggiustamento tra generazioni diverse. Ma l’adozione rappresenta per i genitori anche una possibilità riparativa e creativa , una occasione per elaborare i propri vissuti relativi alla genitorialità. Come è noto, spesso la scelta adottiva si determina quando si prende atto delle difficoltà connesse ad una propria procreatività biologica. Ciò implica per i due partner, ma direi in misura maggiore per la donna , la necessità di effettuare una elaborazione del lutto connesso alla mancata nascita di un proprio bambino e comporta quasi sempre sofferenze e conflitti interni alla coppia. 

Una volta effettuata la scelta adottiva è fondamentale poter cominciare a far posto, nella propria mente, al bambino che arriverà , con un atteggiamento di apertura verso di lui.

Oggi sono molto frequenti le adozioni di bambini già grandi , spesso provenienti da paesi stranieri. Il ricorso all’adozione internazionale mette a confronto sistemi diversi di valori e culture e richiede una maggiore adattabilità , da entrambe le parti. Occorre pertanto effettuare un lavoro psichico perché il figlio adottivo , arrivato da un altro mondo, fosse pure quello della porta accanto, diventi parte integrante della nuova famiglia e questo richiede la capacità di mettersi in relazione con i bisogni del bambino e di avvicinarsi al suo dolore rispetto alla perdita dei genitori naturali.

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